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In ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
E' certamente un obbligo almeno in questa data ricordare tale evento. Vorremmo che esso non significasse solamente un modo strumentale di ricordare, ma che diventasse un qualcosa di storico da restare nella memoria il più a lungo possibile.
E' giusto rilevare il significato dei due termini più usati per ricordare lo sterminio del Popolo Ebreo nel periodo Nazi-Fascista, "Olocausto" e "Shoah". Il primo termine deriva dal greco "Holocaustos", parola composta in cui la radice "Holos" significa "totale" e "Kautos" significa "bruciare", precisamente indica la distruzione di massa o totale della vita, mediante l'utilizzo del fuoco. La Shoah invece è un evento storico correlato ad altri eventi storici.
Con questa giornata si ribadisce la necessità di rafforzare la cultura della pace e della fraternità: durante il secolo appena trascorso l'uomo è stato capace di creare odio e violenza come i campi di sterminio. Questo periodo di storia passata deve rappresentare le fondamenta di una cultura moderna, lontana da fatti e persecuzioni che inducano alla violenza più inaudita. Molti Stati hanno istituito il "Giorno della Memoria" e l'Italia l'ha fissato per il 27 Gennaio; Ebrei d'Italia e d'Europa furono uccisi anche nelle settimane successive. Il 27 gennaio, giorno della liberazione del Campo di sterminio d'Auschiwitz è stato giudicato come la data più adatta per simboleggiare la Shoah e la sua fine. Ed è per questo, che le persone che hanno combattuto il nazismo perdendo la propria vita e coloro che contrastarono lo sterminio salvando delle vite, vanno ricordate: è giusto che la loro memoria rimanga sempre viva.
Ricordarsi di quelle vittime serve a mantenere il ricordo della loro esistenza. E la memoria di questo lontano passato possa aiutarci a costruire il futuro. In conclusione per spiegare il significato di questa ricorrenza non ho trovato parole più appropriate se non quelle scritte oltre 20 anni fa da Primo Levi, scrittore superstite d'Auschwitz, in un testo indirizzato ai visitatori di quel che resta di quel Lager. Un brano di straordinaria lucidità, che suona come appello accorato e insieme come un monito severo. Dice Primo Levi, (autore tra l'altro del libro:"Se questo è un uomo"):
Non era mai successo, neppure nei secoli più oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi; che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che è stato civile, e che civile è ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniano. In questo luogo dove troppi innocenti sono stati uccisi, si è toccato il fondo delle barbarie. Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita. Fai che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non siano state inutili tante morti. Per te e per i tuoi figli, fai che il frutto dell'odio di cui hai visto qui le tracce, non dia un nuovo seme né domani né mai.
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