|
Sabato mattina ore otto e passa - C'era la nebbia. Cosi fitta che la si poteva tagliare a fette. Il campanile della chiesa era coperto di nebbia e non si vedeva. Lungo la via Roma gruppi di giovani albanesi stazionavano sul marciapiede di fronte la piazza Monumento. Verso le scuole elementari, file di macchine aspettavano pazientemente che il vigile finisse di parlare con una signora con bambino, per passare oltre le strisce pedonali delle scuole ed arrivare (in ritardo) alle scuole medie.
Ore 10 circa - Esco con la macchina e vado a San Rocco, via Pineta. La visibilità è a 50 metri buoni. Arrivo su, sopra quelli di Exodus. Dalla cima di San Rocco, nei pressi del chiosco detto "Parco dei Pini" (disabitato ed avvolto nella nebbia) ho guardato giù. Non c'era un sopra e un sotto. Solo nebbia, cosi compatta che l'edificio bianco e restaurato dai giovani di San Rocco, non si vedeva. Scendo la strada che porta in Rabatana, attraverso (sempre in macchina) le due grotte cantine, di cui una aveva anche la tenda ricamata a mano ed arrivo lassù in Rabatana, la mitica terra abitata dal padre novantenne del mio amico e collega Peppe. Qui il paesaggio sottostante non c'è, svanito nella nebbia. Una volta andavo a Grassano ed un ragazzo di allora, esclamò: "To! Ma qui c'è il mare! No - dissi io - è la nebbia di Grassano. E quando arriviamo? - disse lui. Dopo questa discesa ci sarà la salita e vedremo finalmente le pendici di Grassano". Per la cronaca, giocammo quella partita di basket nel cortile della scuola media e ...vincemmo. Al ritorno, c'era la sera e non la nebbia. Ma torno sui miei passi e vedo cinque passeri solitari che saltellano per terra forse alla ricerca del cibo. Ridiscendo la strada, incontro un vecchio (ma non troppo) amico, di ritorno dal suo ufficio nelle grotte della Rabatana, dove oltre al vino ci tiene anche le melanzane sottolio e la luce elettrica. Si è fermato anche lui a guardare il mare di nebbia sopra San Rocco, all'altezza del serbatoio dell'acqua. Un breve scambio di opinioni e si va alla via Roma. Sono le undici passate. All'una e trenta la nebbia se ne é andata ed un mucchio di colombi hanno cominciato a volare e sono scesi nel canale a bere l'acqua che scorre lenta.
Pomeriggio alle quattro - Vado a piedi al campo sportivo. E' deserto. Ci sono due impiegati RMI che tracciano le strisce nel campo per la partita di domani. Ritorno a casa, vado in edicola, compro il giornale e alle sei di sera si va con l'amico giornalista a vedere la commedia, a Valsinni alle scuole medie. Ci sono più di venti tra attori, cantanti e suggeritori. Titolo della piece teatrale: "L'Avaro di Moliére". Dura due ore circa intervallo compreso. Lo spettacolo è quasi un musical, è garbato, le canzoni sembrano di San Remo anni settanta e gli attori sono bravi e convinti. Il personaggio dell' Avaro alla fine diventa simpatico, eppure l'attore ce l'aveva messa tutta per renderlo antipatico. Gli applausi finali sono per loro e per il regista autore dell'adattamento.
La sera alle 8.30 - Si torna di corsa a Tursi. Giocano in Tv satellitare il Milan e l'Inter. Il bar del Corso e lo Juve Club sono attivati e riempiti per l'occasione. Torno a casa verso le dieci di sera e scopro una perdita nella conduttura dell'acqua e la strada di fronte casa mia, dopo il ponte Petrilli è tutta allagata. Chiamiamo il tecnico dell'acquedotto che viene e dopo un'ora spesa per cercare il chiusino giusto (erano tutti ricoperti dall'asfalto) riesce a chiudere l'acqua e fermare l'allagamento. Sono quasi le dodici di notte. L'Inter ha perso e noi ce ne andiamo a dormire. (Il tecnico dell'acqua era tifoso dell'Inter).
Domenica mattina alle sette - La squadra di pronto intervento viene a riparare il guasto e l'acqua ritorna nelle nostre case e in quelle vicine (zona benzina Agip) già verso le dieci.
Comincia a piovere. Vado a messa, in piazza c'è sempre lui, il nocellaro di Noicattaro.
In chiesa il parroco spiega a bambini che dopo Carnevale c'è il Mercoledì delle Ceneri e si sta un pochino digiuni.
Pomeriggio alle tre - C'è la partita di calcio. Il Tursi ha perso ancora e le speranze di salvezza si allontanano, un po' come gli spettatori. Torno a casa, scrivo l'articolo per il giornale. Continua a piovere e sotto la piazza, una discoteca fa ballare i giovani vestiti e mascherati. La cosa finisce alle nove di sera. Su canale 5 c'è Elisa di Rivombrosa. Via Roma alle dieci si è svuotata e pochi bar rimasti aperti si sono riempiti.
|