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Serve un computer in groppa all'asino

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dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 22/04/04

Secondo una recente proiezione dell'Istat, nel 2051 in Basilicata ci saranno 482.531 abitanti (oggi sono poco più di 600mila), mentre gli anziani saranno più numerosi rispetto ai giovani (134.058 contro 128.666). Spopolamento da un lato e invecchiamento della popolazione dall'altro, metteranno a dura prova, nei prossimi anni, la vitalità della piccola Lucania. La Basilicata è fatta di paesi, spesso stupendi, e non si finisce mai di conoscerli e di ammirare i tanti centri storici, i castelli, i paesaggi mozzafiato e le belle piazze affollate del sabato sera. A me i paesi piacciono.L'altra sera, in un paese che si chiama Agromonte Magnano, in provincia di Potenza, sono entrato in un pub e ho visto alcuni ragazzi che giocavano a carte.Era triste vederli così soli, così tremendamente annoiati eppure, non so come spiegarlo, mi sono sentito a casa. Un sentimento speciale, ecco.
Però dobbiamo dirci la verità: i paesi sono luoghi dove più netta è la sensazione di essere "periferia ". I paesi sono belli per chi ama la natura, la contemplazione, per chi non ha ambizioni e per le anime belle, ma per chi vuole tutto l'opposto i paesi sono una noia mortale, un sonnifero, una "papagna". I paesi lucani sono isolati e mal collegati; in tutta la regione non c'è neanche un aeroporto, e non si capisce per quale motivo si debba ancora viaggiare su littorine esotiche e lumacose. Secondo me Cristo s'è fermato a Bari-Palese. Ora, c'è una cosa di cui l'Istat non tiene conto, ovvero che nei prossimi anni ci saranno molti "pentiti" del progresso; inoltre, nel mondo saranno sempre meno i luoghi belli, selvaggi e incontaminati, per cui la Basilicata diventerà (aeroporti permettendo) meta privilegiata di un turismo incantato e disperato. L'altro giorno, a Matera, ho visto un gruppo di giapponesi guardare i Sassi come si trattasse di un miracolo. Per noi è tutto normale, abitudinario, ma per loro, che vivono di sole ipertecnologie surreali, il nostro piccolo mondo antico è come un incantamento.
Cercherò adesso di fare un ragionamento serio. La globalizzazione è un dato di fatto positivo. Però per partecipare ai grandi movimenti di merci, idee e persone bisogna esportare la propria "località". Nessuno crede più alla propria "località " in termini puri, tradizionalisti e antimoderni. Il filosofo Giacomo Marramao, nel suo ultimo libro "Passaggio a Occidente", definisce questa operazione "riterritorializzazione". Non si tratta, perciò, di chiedere ai "paesani" di chiudersi nel loro specifico, di persistere con valori e cadenze antiche,ma di spronarli a essere assolutamente moderni utilizzando (citando) tecniche antiche. La vita non è fatta solo di bei tramonti. La Basilicata dovrà divenire una terra ipermoderna e antica allo stesso tempo.
C'è un deficit tecnologico e infrastrutturale che è davvero preoccupante. La gente non conosce la grammatica elementare del progresso. Pochi conoscono l'inglese. Pochi prendono l'aereo. Non ci sono cinema e librerie. Molti, invece, predicano il verbo etnico e temono le contaminazioni del progresso. Ci sono millenaristi antimoderni che blaterano a vanvera su presunte purezze antiche che non stanno né in cielo né in terra (cosa significano, per esempio, i tanti "elogi dell'asino " che si sentono in giro?). Ci sono politici che difendono il dialetto come non si era mai visto. Non sarebbe più utile imparare bene l'italiano e l'inglese, dimenticando una lingua locale che non serve più a niente, se non a chiudere il codice culturale? Basterebbe leggere Zygmunt Baumann per scoprire che l'identità è una faccenda "liquida".
Una cosa deve essere chiara: molti lucani sono ambiziosi, non tutti sono contemplativi e assistiti dallo Stato e dal Parastato paternalistico. Ci sono intellettuali, imprenditori, artisti e lavoratori che vogliono e pretendono il massimo. È loro che dobbiamo aiutare, mettendo da parte le tante moralistiche "resistenze" che ci sono contro il progresso tecnologico. Ognuno deve poter stare nel mondo da protagonista, pur standosene a casa propria. Mi sono stancato di quelli che chiedono alla gente di marcire poeticamente nei paesi. Dobbiamo portare un po' di Giappone nei paesi. Riuscirà la Basilicata a far convivere le chiese rupestri con le importanti tecnologie del grande mondo che progredisce? A questo punto pretendiamo una Lucania psichedelica.


Andrea DI CONSOLI
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