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Blog di primavera

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Una domenica verso le cinque della sera sono andato a Matera per un incontro con gli amici del Movimento dei Focolari. Mentre aspettavo sotto un palazzone di dieci piani, dopo il campo scuola, ho visto "La Sala del Regno dei Testimoni di Geova". Moltissime auto si fermavano, parcheggiavano e poi a due a due (anche le ragazze), con i visi importanti, si recavano alla loro "adunanza" domenicale. Da noi a Tursi, i cattolici, quando vanno in chiesa, camminano a testa bassa, quasi a scusarsi davanti alla gente che li guarda, per il fatto che vanno a messa. La sera alle sette sono andato al palazzetto dello sport a vedere la partita di serie D tra il Senise e il Matera. Ho rivisto vecchi amici della pallacanestro. Ho esultato quando il Senise segnava. Ho guardato in giro gli spettatori. Tutti avevano visi soddisfatti di essere là a vedere una partita di basket (Per la cronaca, vinse il Senise e Giovanni Buccolieri era l'aiuto coach) . Qualcosa di simile ho sognato si verificasse a Tursi sotto la piazza.

Una seconda domenica, di mattina, sono andato prima a Matera ad accompagnare la squadra di basket "allievi" (sarebbero i ragazzi dai 14 ai 15 anni). Poi mentre loro giocavano nel palazzetto di via Lanera ( è di fronte all'ex ospedale) e sono andato nel corso a comprare due giornali e una rivista. Il corso era pieno di materani che passeggiavano soddisfatti di essere nella loro città. Un amico di vecchia data e di basket mi ha fatto compagnia al ritorno. Lui andava a mangiare, poi alle 17 andava a vedersi la partita di basket B2 al Palasassi. Al ritorno a Tursi con i ragazzi, ho ascoltato in macchina la musica di George Harrison: "The Concert for the Bangla Desh" . Quando siamo arrivati in paese erano le due passate. Alle tre c'era una partita di calcio di terza categoria tra l' Aurora Tursi (di mister Policarpo) e il Garaguso (paesino di mille abitanti, vicino Grassano). Abbiamo perso per 3 a 0.

Passeggiando per la strada che porta dalla pineta a San Rocco, ho incontrato delle signore anziane e già nonne, che in testa avevano una busta piena di terriccio per i fiori, simile a quello che si compra dal fioraio. Lo hanno preso sotto gli alberi di pino (le pioche). "E' buono - hanno detto - proprio come il concime. I fiori e il basilico ci crescono bene". E anche il sugo viene meglio (dico io).

Ho visto un giorno di pomeriggio una signora anziana con i capelli bianchi e vedova, che aveva una conca di plastica di colore rosso e buttava l'acqua (sporca) sotto la scalinata di casa sua. Cinquanta anni fa succedeva la stessa cosa.

Ero davanti al bar dei fratelli Francolino, quello vicino la Croce (ex bar Parciante) e chiacchieravo di calcio tursitano con almeno tre amici di vecchia data. Tre macchine si fermano con i motori accesi. Scendono gli autisti per andare a comprare le sigarette. Della serie: "Chi fuma avvelena anche te, specie quando le auto sono ferme e buttano gratis il gas di scarico".

Gli ultimi fuochi - La sera della vigilia di San Giuseppe, sono andato verso il centro storico, a vedere quanti falò erano accesi. Risalendo via Oliva, alla curva Cuccarese, ho guardato giù, in uno spiazzale che si trova sotto le case del dottor Romano. Un signore anziano alle otto di sera aveva acceso un piccolo fuoco. Ha un cappello in testa e in gioventù portava un trattore piccolo con aratro incorporato. Credo sia di origine leccese. Si è sposato qui.

Cinquanta anni i mietitori venivano dal Salento, lavoravano i campi di giorno e la notte dormivano sotto gli alberi di ulivo. Ricordo don Antonio l'arciprete di Tursi, che li portava in canonica, dava loro i formaggini e qualche soldarello. A volte li vedevo dormire sul sagrato della chiesa, d'estate. "Qualche leccese" del tempo che fù, si è sposato a Tursi. Lui il grande vecchio che abita sotto la via Oliva era uno di quelli. Aveva acceso il fuoco, ci stava solo davanti e lo contemplava, come i capi delle tribù indiane o come i sacerdoti druidi della Cornovaglia. Il vecchio guardava seduto e il tempo si era fermato un momentino. Continuo per la mia strada e arrivo a San Michele, ma salendo per la via che passa vicino il palazzo dei Latronico, che è di colore giallo ed ha un porticato all'interno con scala al centro. Un luogo, che negli anni '50 era molto frequentato dalla gente del posto. Il padrone di casa, don Salvatore Latronico, era stato sindaco dal '56 al '60. Aveva la prima televisione in bianco e nero e i giovani figli dei contadini salivano a casa sua a vedere

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