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Ieri sera come tutte le altre sere sono salito in Rabatana per portare a passeggio il mio cane Schizzo. Sembra strano ma ogni volta che salgo in Rabatana mi sento meglio. Camminare sulle tracce della storia che fù, sentire il vento fresco che ti accarezza dolcemente, ascoltare il canto che viene dai calanchi, mi fa sognare un mondo diverso, che purtroppo è figlio dei sogni di un quindicenne innamorato della sua terra. Oggi la nostra amata Rabatana rischia di diventare solo un grande residence, dove turisti provenienti da ogni parte del mondo vi alloggeranno (almeno si spera). Coloro che alloggeranno in Rabatana avranno l'onore di dormire sulla storia di un popolo, un popolo che ormai si è dimenticato della sua storia e l'ha ceduta in cambio di un pugno di dollari (euro in questo caso) come diceva un grande attore di cui non ricordo il nome. Non voglio fare una critica a coloro che hanno costruito tutto questo, anzi onore a loro almeno hanno avuto il coraggio di creare qualcosa.
Mentre sul mio quaderno abbozzo tutti questi pensieri che mi passano per la testa, inizia a piovere lentamente sui tetti della storia, una pioggia fine, tanto fine, che sembra un pianto, sembra che la Rabatana si sia messa a piangere. Piange per il dolore, piange per la solitudine che l'attanaglia, piange per i suoi figli che non ci sono più, o forse piange per pietà, pietà per un quindicenne che ha ancora il coraggio di sognare.
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