|
Sabato di una prima settimana
Ho visto giocare al biliardo nel bar Nuzzi, un giocatore albanese padre di figli, un ragazzo tursitano e due giovani tursitani.
Detto tursitano antico: "Quand e gran u purtone tante è grosse u cintrone".
Ho letto un libro di Camilleri: Un filo di fumo, in perfetto dialetto siciliano.
Per quelli che...
La storia ci ha insegnato che nel passato e nel presente, ci sono sempre stati le grandi migrazioni. La Magna Grecia e l'America ce lo insegnano. Il grande "melting pot" che ne esce, arricchisce sia il mondo e sia il nostro paese. Non possiamo "chiudere i cancelli" per difendere il nostro orticello. I giovani e tutte le persone che girano il mondo, arricchiscono il paese dove vanno e poi quando tornano da noi, magari l'estate per le ferie, arricchiscono anche noi.
La parte negativa di tutto ciò è lo scoraggiamento in atto nei ragazzi dalla scuola media in su, fino al diploma. Ho visto lo sguardo di rimprovero nei loro occhi per il fatto che noi adulti sistemati nel paese, non ce ne siamo andati al nord al paese di Bentegodi e siamo rimasti qui, "nel buco del culo del mondo". Noi siamo colpevoli di credere che un mondo possibile c'è anche a Tursi, mentre loro sognano un futuro che si trova altrove e quindi non è necessario studiare, attrezzarsi culturalmente, imparare un mestiere, tanto troveranno tutto bello e bene al nord, il nuovo Eldorado. Scopro che nei ragazzi di oggi non c'è la cultura. Non sanno leggere, non seguono i telegiornali, i programmi scientifici, usano il computer soltanto per i videogiochi. Tanto poi vanno al nord e risolvono tutto. Questo atteggiamento mi fa paura. L'ho visto nell'1995, stampato benissimo negli occhi di un giovane albanese a Tirana. Aveva sedici anni e parlava benissimo l'italiano, tanto che riuscivo a fare con lui discorsi diciamo un pochino "difficili" che implicavano concetti filosofici. Era stato bocciato due anni, non voleva studiare e per il padre la soluzione migliore era di venire in Italia, dal fratello, sempre come clandestino. Ecco: il futuro, la nuova frontiera per questo ragazzo era...il canale d'Otranto. Poi arrivato in Italia, tutto sarebbe andato per il meglio. Ero stato in Albania in agosto, li ho trovati a novembre in Calabria. Erano in due, lui ed un cugino ancora più piccolo che giocava nelle giovanili della squadra di Tirana calcio, l'equivalente di uno dei nostri, di quindici anni che gioca nelle giovanili di una squadra di serie B italiana. Aveva lasciato il calcio per... il sogno americano in Italia. L'altra cosa negativa che trovo in questa fuga dei cervelli nostrani al nord, è l'aria di sufficienza che questi cervelli super mostrano appena tornano a Tursi, magari per le ferie. Sono tutti scontenti, infastiditi per il cambio della qualità della vita che sono costretti a vivere, magari lasciando le grandissime comodità "americane" del nord.
Quelli che vanno fuori devono amare il paese dove vanno e considerarlo come loro, cosi come quando tornano a Tursi devono amare il paese e considerarlo come se fosse loro. Solo cosi impareranno ad ambientarsi e a vivere bene nel posto dove capitano. Questa si chiama intelligenza e c'è l'hanno i giornalisti inviati speciali all'estero specie dove c'è il fronte della guerra. E con queste considerazioni socio-ambientali, chiudo il discorso emigrazione. I paesini come Colobraro o Cersosimo, sopravvivono ancora. Sopravvivremo anche noi. Se sopravviveranno i ragazzi irakeni a Bagdad, noi che stiamo molto meglio, forse ce la faremo a restare qui, in "Our Country".
8 marzo festa della donna
Il ristorante pizzeria da Renato era pieno di donne . Di maschi c'era un cameriere e il pizzaiolo. Anche da Leonardo pizzeria c'erano le donne a... mangiare. Di sera via Roma era piena di soli maschietti. Il Lupus pub era invece pieno di teen agers nostrani.
|