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Era legata con una grossa corda di paglia intrecciata, annodata in croce.
La liberammo dai suoi legacci e la aprimmo in silenzio.
Da bambini abbiamo sognato l'isola incantata chissā quante volte e nei giochi, o pirati o capitani coraggiosi, eravamo sempre alla ricerca di un tesoro nascosto che ci avrebbe cambiato la vita. Come non si sa, ma di sicuro l'avrebbe cambiata.
Ma cosa c'era in quei bauli chiusi che andavano aperti?
Cos'erano quei beni preziosi?
Se solo riuscivamo a trovarli... forse!
Era un semplice pretesto, diciamo ora, per scatenare il gioco e la fantasia. Il dubbio resta sempre: e se esistesse sul serio?
Dai Sijie ci narra di un tesoro sconosciuto, svelato e poi bruciato. A scovarlo sarebbero stati due giovani cinesi.
Vi vedo stupiti! Non ci credete?... vi assicuro ch'č vero! Non č uno scrigno, come l'immaginario collettivo vorrebbe, ma una valigia. I due l'avrebbero trovata in un piccolo paese tra i monti sperduti della Cina. Cosa ci facessero lė i due insieme a tanti altri ragazzi diplomati č una storia lunga e triste, insegna tra le meno luminose e lusinghiere del comunismo popolare.
Sembra normale, infatti, avere un papā medico, studiare ed essere semplicemente borghese, ma per Mao Zedong e la sua rivoluzione culturale no! Saranno stati altri tempi, fatto sta che i due furono strappati alle loro famiglie e mandati a "rieducare" in campagna, tra lavori pesanti, stenti e stanche fatiche.
Come resistere al peso incombente di lunghe ore di lavoro forzato?
Come alleviare la sofferenza frustrante che percuote continuamente le membra indebolite?
Con la straripante fantasia ed una valigia... una valigia!
In effetti i ragazzi pių che fantasiosi erano genialmente estrosi, ma di quel estro acuto.
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