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Il Gladiatore

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Un immenso campo di grano, una mano che accarezza rigogliose spighe, passi lenti e decisi; in sottofondo una melodia accennata da un dolce vocalismo femminile, più lontano voci di bambini che giocano, subito dopo lo sguardo profondo e preoccupato di un generale.
Così si apre "Il Gladiatore", il film di Ridley Scott vincitore di 5 premi Oscar (tra cui miglior attore protagonista, miglior film) disponibile in videocassetta e da poco uscito anche sul piccolo schermo, con risultati Auditel del tutto incoraggianti.
La vicenda di Massimo sembra interessare proprio tutti. L'audace generale romano, che da uomo modesto aspira a chiudere presto la carriera militare per tornare... "a casa, da mia moglie, da mio figlio…e al mio raccolto!", conquista facilmente il cuore degli spettatori, soprattutto quando il neo-imperatore Commodo mette in atto il primo degli innumerevoli colpi di scena del film e cambia radicalmente la vita del protagonista. Il generale Massimo Decimo Meridio, che molti avrebbero volentieri visto come successore dell'anziano imperatore Marco Aurelio, si ritrova dunque nell'arena a combattere da gladiatore; vive la distruzione della propria dignità e delle proprie radici contrassegnato dal vago epiteto di "Ispanico", sapendo che non potrà più riabbracciare la sua famiglia, se non nei Campi Elisi... Ma non passerà molto tempo prima che l'Ispanico si trovi ancora faccia a faccia con Commodo e abbia l'opportunità non solo di dimostrare di non aver mai perso la sua dignità, ma anche di correggere tutti gli equilibri che l'avventatezza e l'inesperienza di Commodo hanno turbato...
Questa la trama che l'autore propone in 155 minuti di pellicola, seguita da musiche eccezionali, che ben meritano l'Oscar per la miglior colonna sonora, in quanto non accompagnano solo le scene, ma le integrano, dando loro quel qualcosa in più che chiarisce gli stati d'animo, i pensieri dei personaggi e maggiormente attrae, direi quasi "ipnotizza" lo spettatore sullo svolgersi della vicenda. Ottimo dunque il lavoro di tutto il cast: la trama è intrigante, l'interpretazione degli attori è magistrale, la scelta delle musiche del tutto appropriata, la sceneggiatura consente una totale immersione nel mondo romano.
Ma cosa ci propone Scott nel suo lungometraggio, la sola storia di un uomo che combatte un suo coetaneo per riprendersi ciò che gli è stato tolto?
Molto di più in verità. Nei 155 minuti di film il regista affronta temi di alto livello: in primo luogo l'affetto familiare, che emerge non tanto nella perdita della moglie e del figlio di Massimo, quanto nelle lacrime e nei singulti di Commodo…Tradito dalle due persone che più ama in assoluto: dapprima il padre Marco Aurelio, che lo considera "indegno" e completamente diverso dal suo ideale di figlio, poi anche dalla sorella Lucilla (alla quale dedica il suo amore non solo di fratello, ma anche di uomo, nella speranza di apprendere da lei le virtù di cui manca), riesce a risollevarsi solo affogando nella vendetta l'odio per colui che ha rapito il cuore e la fiducia di queste due persone, Massimo appunto. Da questo punto di vista si comprende meglio la figura del "cattivo che piange" e c'è da dare un merito in più a Commodo, che è stato capace di interpretare i sentimenti sempre contrastati del suo personaggio: ammirazione-vendetta di fronte a Massimo, devozione–disillusione di fronte a Marco Aurelio, amore-odio di fronte a Lucilla, vittoria-amarezza nel senato. Altri temi che emergono sono, come già accennato, la dignità dell'uomo che Massimo riesce a conservare anche nel momento in cui perde le sue radici la libertà, come conquista difficile e precaria di ognuno e infine la "lotta". Lotta non solo fisica, ma soprattutto morale, per arrivare ai propri scopi. Lottano i gladiatori nell'arena, lotta Massimo per recuperare ciò che gli è stato tolto, lotta Commodo per farsi apprezzare da chi ama, lotta Lucilla, combattuta tra l'amore per Massimo e l'affetto fraterno, ecc.
La "scena-chiave" di tutto il film è l'inquadratura delle mani, in cui si possono riconoscere tutti i temi: la libertà (simboleggiata dalle mani senza catene), l'amore filiale (è noto infatti che ogni neonato cerca di afferrare l'indice del proprio genitore), la lotta (identificabile nello sfregarsi le mani, tipico di Massimo prima di iniziare un combattimento),ecc.
Tutto questo e molto altro ancora è condensato nel film di Ridley Scott, che ognuno può scoprire solo guardandolo di persona, perchè la grandezza dell'opera sta soprattutto in questo: dare a ciascuno spettatore un messaggio diverso, a seconda delle esperienze e della mentalità di ognuno.


Rosangela RONDINELLI
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