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The Ungerground generation - Parte I

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Dal momento che un numero sempre maggiore di attività si spostano nei mondi virtuali, l'interfaccia del computer diventa un luogo importante nella nostra cultura, come gli antichi luoghi sacri che ospitavano il tempio, il santuario, l'altare. Le sfide sono il trasferimento delle tradizioni delle comunità primarie nell'ambiente elettronico; imparare ad abitare il Cyber space come uno spazio di profondità atmosferica; costruire spazi che conservino quei valori che sembrano esclusi dallo spazio elettronico, ad esempio la natura.
Heim, insegnante di Tai-chi-chuan afferma: nel tentativo di virtualizzare la cerimonia del thè giapponese, emergono i due temi dello spazio abitativo e della natura. La cerimonia del thè impiegando mezzi altamente artificiali per ricondurre gli uomini a una più profondità intima con la natura, è una tecnologia per riaffermarla. La metropoli (o il luogo di appartenenza) non adegua gli spazi in modo da poter soddisfare i bisogni di "servizi primari" da parte delle istituzioni. Molti sono i casi di comitati di quartiere che "spontaneamente" mossi dalla necessità di riappropriarsi di quei spazi "negati", se ne riappropria offrendo un pubblico servizio di divulgazione e distribuzione sempre di tipo gratuito, volto ad informare ed offrire servizi di pubblica utilità. Si viene a creare una sorta di mutua assistenza fra le parti. Questo tipo di necessità porta al far vivere a stretto contatto realtà fra loro molto diverse, ma che condividono le stesse problematiche. L'integrazione è un sentimento molto sentito, la tolleranza dei vari linguaggi espressivi e comunicativi, è invogliata dai continui "esperimenti culturali" che essi stessi rappresentano. Da una parte le istituzioni, l'applicazione di una visione "coatta" della forza, che appunto l'investitura popolare gli concede, rifiuta di fatto di scendere sullo stesso piano e confrontarsi. Perché le "contro-culture" da quando hanno preso coscienza della loro forza, fanno i conti anche con:concetti come "spazio sociale autogestito" e di "tempo" come privazione della propria esistenza" che in Marx è tradotta nell'alienazione dal lavoro, perché molto spesso la voce del dissenso si amplifica per mezzo di pochi strumenti ( l'officina luogo dov'erano custoditi gli attrezzi da lavoro, molte volte questi spazi sono appunto residui di una archeologia industriale), alle volte molto rudimentali ma così potenti da riuscire a minacciare l'ordine pubblico, arrivando a creare i presupposti veri e propri per un acceso dibattito, che assume forme e tinte mutevoli che ben si adattano alle varie realtà geografiche. I movimenti di contestazione hanno un luogo di origine, una data di nascita, hanno una propria personalità, hanno un loro linguaggio, un vocabolario proprio, i suoi riti, i propri miti, i propri dogmi. Per molti studiosi, come Morin, Barthes, Eco, studiando "i miti" hanno notato l'esistenza di forti similitudini tra i miti antichi e le mitologie moderne che sono state prodotte dalla costante tendenza dell'industria culturale verso forme di comunicazione metalinguistica. La creazione di miti moderni, nati in relazione all'avvento della folla metropolitana e delle sue forme di credenza "superstiziosa", affonda le proprie radici nelle sostanze più profonde dell'esperienza umana, nelle sue grandi paure: i segreti della natura, il sacro, la morte, il mutamento, i conflitti di identità, le catastrofi. Direttamente o indirettamente questo processo di mitologizzazione della modernità ritorna ai miti antichi. Si tratta di un movimento inverso al processo di "mondanizzazione" e di "desacralizzazione" che aveva caratterizzato lo sviluppo occidentale e le sue forme di socializzazione. Alla linearità del cristianesimo si integrava una dinamica opposta, il ritorno al "politeismo panico" degli antichi (vedi anche Panopticon).
L'editoria e le arti figurative, poi il cinema e il fumetto, diventarono apparati produttori e diffusori di consumi ad elevata qualità mitologica.


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