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Quand'ero piccolo, sotto i dieci anni, andava a passeggio un vecchietto con i capelli bianchi e un bastone lucente. Quando lo incontravo lui mi sorrideva. Ricordo che aveva quasi ottant'anni, calcolai così perché mio padre che ne aveva allora cinquanta, mi diceva che il "sacro" vecchietto vestito di nero era stato suo maestro di scuola, il migliore. Poi però, quando mi raccontava le sue esperienze di scuola, vicino al fuoco, come gli indiani americani, aggiungeva subito che c'era stato un altro grande maestro: don Nicola Fasolo, arciprete della cattedrale di Tursi, che definiva come una persona molto ma molto istruita. Ma torniamo al vecchietto col sorriso. Io lo salutavo ogni volta, anche perché era una persona simpatica, era risaputo che amasse raccontare sempre delle storielle originali. Appena mio padre accennava: il maestro Vincenzo Cristiano ha detto..., cominciava per me un racconto fantastico. Il personaggio principale usciva dalla storia e animava la mia immaginazione, cavalcando monti e praterie del vecchio west, per poi salire sul colle di San Rocco e girare per la Rabatana come un uccello dalle grandi ali, che andava nella mitica Vall' i Cann, dove un mio compagno di due anni più grande era già stato al contrario di me. Allora, quando il maestro passava davanti la bottega di falegname di mio padre, io uscivo dal portone piccolo, scavalcavo la cunetta, attraversavo la strada ed andavo a salutarlo. Lui il maestrino, si fermava, mi riconosceva, sorrideva ed io contento gli baciavo la mano, come facevo col vescovo, quando usciva dalla chiesa il giorno di Pasqua. A dire la verità a quei tempi di magra monetaria,(c'erano in abbondanza solo fichi neri), il giorno di Pasqua andavamo in giro per le case dei parenti e baciavamo le mani e loro poi ci davano i soldini. Ma io baciavo la mano al maestro perché lui somigliava al patriarca Aronne, il fratello di Mosè. L'ho visto nel film I dieci comandamenti di Cecil De Mille, qualche anno dopo nel '58. Insomma quando lo incontravo ero contento di vederlo.
Mio padre mi raccomandava: quando incontri il maestro Cristiano, gli devi baciare la mano. Ero sicuro che quando gli toccavo la mano tutto il sapere del mondo passava dalla sua mano ed entrava nella mia mente (L'ho visto fare in un film di fantascienza, molto tempo dopo). Lui mi guardava con i suoi grandi occhi senza occhiali, mi sorrideva ed io gli dicevo che ero il figlio del falegname.
Lui diceva:
- Ah, mi ricordo, mi ricordo e adesso che fà?
- Sta lavorando. Fa: ammacca ammaca, alliscia alliscia, e poi escono le porte.
E lui:
- Ah, bene! bene! Salutamelo
E se ne andava "di pennino", credo al tabacchino a comprare i sigari. A quei tempi le persone importanti fumavano il sigaro toscano. Questo me lo ha detto il signor Fusco, il padre del barbiere di famiglia. Anche lui camminava col bastone, per non cadere. Diceva che don Andrea Ferrara quando veniva a Tursi, fumava il sigaro toscano. Don Andrea era stato alunno del maestro Cristiano e a Roma era presidente di Cassazione. Quando passeggiava in via Roma, assieme a qualche nobile di Tursi, le persone lo salutavano, dicendo: Come andiamo? e lui, si toglieva il sigaro, faceva cadere la cenere toscana per la terra tursitana e rispondeva: Comandiamo tutta l'Italia.
Erano gli anni Cinquanta e chi aveva fatto la domanda poi chiedeva spiegazioni al vecchio maestro. Una domenica, dopo la messa cantata delle undici, il vescovo fermo davanti alla chiesa per il baciamano, il maestro Cristiano, parlando di don Andrea, spiegò urbi et orbi che il "comandiamo" si riferiva alla sua posizione nella Cassazione e non al confidenziale "come va?"
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