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Astronomy Domine

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Questa parola magica l'ho sentita la prima volta nel '65. Ero in casa e da poco avevo comprato una radio a modulazione di frequenza e l'avevo pagata venticinque mila lire in contanti. I soldi erano miei naturalmente. Avevo avuto l'assegno di studio universitario a Napoli dove studiavo , trecentomila lire. In realtà, al Banco di Napoli agenzia n°1 mi avevano dato lire 297.500. L'impiegato mi disse poi che erano per le spese di bollo. Comunque presi i soldini, li misi al sicuro in una tasca all'interno della maglia di lana. Mia madre ci aveva cucito una tasca, cosi i soldi non li avrei persi. Questo succedeva anche ai tempi di quando studiavo da geometra a Matera. Quindi torno a Tursi col treno, arrivo la mattina alle sette col pullman di Policoro e salgo in casa.
Annuncio l'evento a papà e a mammà e poi dopo aver poggiato la valigia di cartone di colore rosso, la stessa del geometri, caccio i soldi dalla tasca della maglia di lana, bevo il caffé al fumo di Londra di papi e vado a comprare la radio. Cosi con "radio anch'io" accesa di pomeriggio studiavo Ragioneria I e Statistica II.

C'era un programma musicale intitolato: Per voi giovani. Mandavano in onda le canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones. I Nomadi cantavano la canzone di Guccini "Dio è morto" e Bob Dylan, il menestrello d' America, cantava la canzone "Blowin' in the wind". C'era la guerra del Viet-Nam in corso e poi ogni tanto si affacciava mio padre che mi diceva: na fe bene con questa musica. Ed io riprendevo i miei amati studi statistici.

Un giorno d'estate, faceva caldo, molto caldo, acqua a volontà e fichi ad asciugare. Erano le tre di un pomeriggio di un giorno da afa, c'erano: "I Pink Floyd " con la loro musica psichedelica. Suonavano e cantavano due brani: "Astronomy Domine" e "Interstellar Overdrive".

Io ero un appassionato di romanzi di fantascienza. Quando studiavo a Matera ero andato al cinema "Duni" a vedere tre films di science fiction, quali: "Delitto nella quarta dimensione", "Space man" ed un altro di astronauti della Nasa, dove c'era uno che studiava il sole e diceva: non ti preoccupare cara, c'è abbastanza carburante nel sole, da viverci per almeno altri quattro miliardi di anni. Ed io nel buio della sala mi tranquillizzavo.
Mentre la radio suonava "Astronomy Domine" e mia madre cuciva le lenzuola sdrucite, io bevevo una bottiglia di acqua, non dal frigo, perché il frigo non c'era. Poi dopo alcuni "bip bip" entrava un alieno amico, dal balcone rivolto a sud. Il sole era passato da poco e l'alieno chiedeva se poteva ascoltare quella musica e invitare i suoi piccoli amici sul balcone ad ascoltare. Erano più di cento gli alieni. Se ne stavano seduti sul bordo del balcone come i passeri sul tetto e dicevano di stare zitti, perchè loro i Pink si apprestavano a suonare la musica di "Interstellar overdrive". E cosi io lasciavo i libri ed ascoltavo gli inglesi biondi dai capelli lunghi. La musica mi faceva sognare, io rimanevo incantato e non ascoltavo neanche mia madre che chiamava per dirmi che dovevo salire su nel terrazzo a stendere i panni. Io poi rispondevo: più tardi ci vado, adesso devo sentire questa musica. Cosi mia madre apriva la porta della sala pranzo studio, stazione di ascolto e diceva: abbassa il volume che sta salendo papà a prendersi il caffè e lui non vuole sentire musica. Poi chiudeva la porta, si sedeva ed ascoltava anche lei i Pink Floyd.

Mia madre era nata in America tanti anni fa ed anche se la musica era inglese, ascoltava lo stesso. Quando l'astronave interstellare lasciava i bastioni di Orione e lo speaker della radio raccontava un aforisma di Schopenauer tutti ci sentivamo, non solo giovani , ma anche filosofi. Poi salivo le scale che avevo orgogliosamente contribuito a costruire insieme a mio padre per andare sulla terrazza (Martini no?) e con mia madre in avanti ad aprire la porta. Qui i conigli, grandi e piccoli, ci venivano incontro, per vedere se c'era erba da mangiare (asciutta, se no ai conigli viene il mal di pancia e muoiono) ed io pensavo tra me e me, chissa se la musica dei Pink Floyd è piaciuta anche a loro.

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