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Un vecchio proverbio dice: le promesse sono debiti. Ed io, avendo promesso di raccontare la maratona di Reggio Emilia, voglio saldare il mio debito. Pertanto, vi dico che anch'io avrei dovuto partecipare il 15 dicembre 2002 a tale manifestazione, ma non ho potuto per via di un infortunio abbastanza serio: uno stiramento al polpaccio sinistro, durante l'ultimo allenamento di 36 km.
Ma veniamo ai fatti, o meglio ai numeri di questa gara.
Millesettecento sono stati gli atleti italiani e stranieri che hanno preso il via alla settima edizione della maratona "Città di Reggio Emilia". Solo due lucani hanno preso parte alla manifestazione: Delfino Michele MM50 (1953) e Francolino Pietro MM30 (1973), entrambi atleti e dirigenti dell' "Atletica Amatori Tursi". Il primo, alla sua quattordicesima maratona, ha portato a termine la gara in un tempo di 4:18' 19", mentre il secondo, esordiente su tale distanza, ha fermato i cronometri sull'apprezzabile tempo di 3:18'47".
Questi due amici, Michele e Pietro, hanno svolto una preparazione non adeguata per via del brutto tempo che c'è stato nella prima decade del mese di dicembre e anche perché la preparazione è iniziata in ritardo, ma nonostante tutto a loro va il mio plauso perché hanno portato a termine la gara e perché hanno fatto parlare del nostro paese, Tursi, in altri luoghi.
Si potrebbe discutere molto sul dato tecnico delle prestazioni, ma per noi amatori tale dato non ha eccessiva importanza. Ogni gara, per noi amatori della corsa, è un risultato, poiché significa esserci e competere con se stessi e non con gli altri. Significa veramente partecipare e poter dire la famosa frase: "C'ero anch'io alla settima edizione della maratona di Reggio Emilia 2002".
Ora, però vorrei farvi ascoltare come hanno vissuto e quali sensazioni hanno provato i due maratoneti tursitani prima, durante e dopo la gara.
Partiamo dal più giovane: Pietro.
D. Casa hai pensato prima della maratona?
R. Io mi sono cimentato per la prima volta in questa gara e avevo un bel po' di paura. Le gare più lunghe che avevo disputato erano le maratonine, cioè 21,097 chilometri. Mio fratello Pino e i miei amici maratoneti mi avevano sempre parlato della difficoltà di portare a termine la gara soprattutto dopo il trentacinquesimo chilometro. Per questo io ho fatto tesoro dei loro consigli e dei loro suggerimenti.
D. Prima della partenza, cosa hai provato e qual' era la tua più rosea previsione per il tempo finale?
R. Cercavo di non pensare alla gara e facevo riscaldamento. Non avevo avuto nei mesi precedenti la possibilità di allenarmi nel modo più regolare, perché negli ultimi 15 giorni, come tutti sanno, ci sono state molte giornate di pioggia. Io avevo elaborato una tabella personale che mi avrebbe consentito di terminare la gara in tre ore e mezza. Alla fine penso proprio di aver raggiunto l'obiettivo, poiché il mio tempo finale è stato 3: 18'47".
D. Puoi raccontarmi come hai vissuto la gara, appena c'è stato lo sparo dello start?
R. Ho cercato fin dai primi chilometri di impostare un'andatura molto tranquilla per le mie possibilità agonistiche. Infatti, sono passato al decimo km nel tempo di 52' e pochi secondi. Poi ho cercato di non strafare fino alla mezza maratona dove il cronometro segnava 1: 45'14". Ho continuato la gara in tutta tranquillità fino al 35°km, portando la media di 4: 50 al km. Dopo il trentacinquesimo, ho capito che stavo bene fisicamente e psicologicamente, perché avevo gestito la gara con intelligenza e, nonostante la pioggia, ho cominciato una bella progressione chilometrica: 4:45'; 4:40'; 4:35'; 4:30'; 4:25'; 4:20'. Ricordo con precisione che al 42° km avevo un tempo di 3:18' e gli ultimi duecento metri li ho coperti nel tempo di 47". Quando ho visto il traguardo davanti a me, ero felice di terminare la mitica gara.
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