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Il giorno che ci arrivai era in agosto ed il sole tramontava verso Alianello. Nella cinquecento blu ero con tre ragazzi, tre borse e ci seguiva il ford giallo di Giosué con altri sette giocatori, per un incontro estivo di pallacanestro, da disputarsi nel campo della scuola elementare, tra l'indifferenza dei vecchi, il tifo dei bambini, le speranze di don Pierino il parroco e le raccomandazioni di un maestro che era il papà di un giocatore del posto. Il suo nome era Giovanni e studiava a Roma. Giocava bene come pivot e tornava ogni estate al paese natio per respirare l'aria buona, ritrovare gli amici di infanzia e gustare il ritmo dolce e tranquillo, proprio dei paesi del nostro Sud profondo.
La partita epica, storica e simpatica era stata organizzata da Pino Di Tommaso, uno dei nostri giocatori, che d'estate andava ad Aliano a trovare i nonni e gli zii materni. Lui aveva iniziato a giocare a basket che faceva la quinta elementare, poi nella terza media avevano vinto insieme ai suoi compagni classe '61 la finale a Matera dei Giochi del 1975. Gli anni successivi aveva giocato nei cadetti. Il suo ruolo era il pivot, ma segnava volentieri in contropiede.
Ricordo le prime partite sotto la piazza e il primo torneo nell'estate del '72. Avevano comprato le tute blu al mercato insieme alle scarpette bianche e alte, proprio da basket. Gli spogliatoi erano i campi di bocce. Poi nel novembre del '74, inventarono la moda di uscire da casa direttamente con la tuta addosso, quando iniziarono per noi i primi campionati del basket ufficiale. Prima c'erano state le partecipazioni ai giochi che si facevano ai primi di giugno, ma erano poche partite. Chi perdeva se ne tornava a casa. Cosi raccontava a quegli amici di come giocava a basket e che una volta il Tursi era andato persino alle finali nazionali del 1972 a Roma. I suoi cugini dicevano che anche loro avevano il campo e ci andavano a giocare d'estate con gli studenti che tornavano per le vacanze estive.
Così si organizzò la partita. Quindici giorni prima andò ad Aliano per preparare... il terreno. Organizzò la squadra. Fecero allenamenti su allenamenti, mi telefonò quattro o cinque volte, disse che in quella occasione avrebbe giocato contro... di noi, con i suoi amici di Aliano. Arrivò il grande giorno. Prese un tavolo, le sedie per i segnapunti e il cronometrista, le sedie per i giocatori ospiti, l'acqua da bere, le magliette e i fogli di carta per segnare il punteggio.
Ci venne incontro all'entrata del paese. Letteralmente ci... aggredì con strette di mano, abbracci ai compagni e... bicchieri di acqua fresca a volontà. Ci presentò alla nonna che ci volle baciare tutti, quasi fossimo dei nipoti. C'era anche la sua mamma affacciata alla porta di casa. Poi salì sul ford di Giosué e disse:
Professore, venite con la macchina appresso a me. Nonna poi passiamo di qua.
Attraversammo la piazzetta, non pensavo minimamente allo scrittore Carlo Levi. Vidi solo un manifesto che parlava di una mostra di pittura in onore dell'autore di "Cristo si è fermato ad Eboli" (il romanzo lo avevo letto a maggio durante la gita scolastica delle terze del '84). Parcheggiammo davanti alla scuola elementare e pensai solamente ad organizzare la squadra, con l'allenamento per provare il... terreno di gioco, i canestri e se il pallone rimbalzava bene. Diamine eravamo andati fin là per vincere, noi eravamo più esperti. Fu una bella partita, una maestra venne con la figlia piccola a vedere come giocavamo.
Lui Pino giocava con quelli di Aliano nel ruolo di capitano. E vinsero, si vincevano loro. Giocò con tanto di quel fiato che in campo si sentivano solo le sue grida di incitamento. Ogni volta che metteva a segno un canestro, gli abbracci ai compagni di Aliano non finivano mai. I nostri giocatori perdettero di almeno dieci punti. Non si aspettavano quel risultato. Anche il parroco ne fu contento, lui conosceva solo il calcio. L'anno prima, don Pierino aveva insegnato lettere nella nostra scuola media. Qualcuno disse: ma Pino, non l'ho mai visto giocare cosi bene. Bella anche l'ospitalità gioiosa che ne seguì.
Al ritorno con il rosso del tramonto, restammo d'intesa che ogni anno avremmo giocato una partita come quella.
E' morto un giorno di luglio del '77, di domenica. Veniva dal mare assieme ad un compagno di scuola. Avevano chiesto un passaggio su una Fiat 124. Avevano 16 anni. Io, non sono ancora tornato ad Aliano.
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