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La pozzanghera

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Pioveva da due settimane. Le strade erano bagnate e cariche di terra discesa dal rione costa. Le case e le auto erano bagnate. I bambini con il cappotto addosso, con una mano portavano l'ombrello e con l'altra mangiavano il panino fresco di forno e di mortadella. Sulle spalle la cartella con i libri e i quaderni. Le auto ancora non li accompagnavano a scuola. Non era di moda. I ragazzi andavano a quei tempi ancora a piedi. Era il 1975 e la grande civiltà delle macchine, con le auto ad intasare il traffico e a far dannare il vigile di turno, ancora non era arrivata a Tursi. Non eravamo ancora moderni e al passo coi tempi. Quando pioveva ,veniva spesso a mancare la luce e i più coraggiosi camminavano al buio o usava la pila elettrica.
Paradosso dei paradossi mancava anche l'acqua, specie quando pioveva. In genere era canonico che qualche tubatura dell'acquedotto si rompesse. Cosi erano arrivate le autobotti con l'acqua e tanti rubinetti per riempire le bottiglie e le vasche di plastica o i bidoni di plastica bianca. In piazza, quella davanti alla chiesa cattedrale, l'assalto a "Fort Knox" era pronto. Tutti con i secchi di plastica attorno ai camion, per la conquista di un …posto, non al sole, ma … all'acqua. Il vigile di turno, con la sua divisa nera e il cappello nero e sudato in testa, cercava fin dove era possibile di metterci in colonna, cosi uno alla volta, - diceva - si fa tutti la provvista. Anche le sue scarpe erano bagnate come l'impermeabile che indossava in queste occasioni diciamo cosi... acquatiche. Adesso fermiamoci un momento per ascoltare da vicino alcuni dialoghi che la gente diceva, cosi per passare il tempo:

- Sono prima io, ho aspettato da molto tempo a restare qui con voi. Poi devo riempire soltanto una bottiglietta per cucinare un po' di minestra stasera.
- E io che sono due ore che aspetto. Quanta pazienza che ci vuole.
- Ragazzino, tu sei giovane e mettiti dunque dietro e fai passare prima noi che abbiamo la famiglia, la cucina e l'insalata.
- Ehi non spingere, per poco non mi facevi cadere. Ma guarda come sono scostumati questi giovani.
- E dai la gomma (quella che porta l'acqua).
- Ehi, mi hai fatto il bagno. Questa non ci voleva, con tutta l'acqua che è caduta stanotte.
- Per la miseria, ma la luce, quando viene?
(vigile, spazientito e pure infreddolito) - Calmatevi, calmatevi , la luce arriverà, uno alla volta, mi sembrate i ragazzini al mercato.

Signora stia calma, calma per carità. Uno alla volta e la prendete tutti. Una seconda autobotte è in arrivo. Alcuni che avevano le macchine portavano l'acqua nel cofano quando tornavano a casa la sera. Nella parte alta del paese, la terra era franata. Anche le case non ce la facevano a stare ferme. Qualcuna da un momento all'altro sarebbe crollata, con molta paura e tanta polvere. Il sindaco di quel tempo, aveva dato l'ordine di sgombero ad alcune famiglie, per via delle loro case, giudicate dai tecnici del comune un pochino pericolanti. Queste famiglie avrebbero alloggiato provvisoriamente nelle scuole tanto, per il momento erano chiuse, per via delle feste di Natale. I reporter della Gazzetta del Mezzogiorno avevano scritto la cronaca in prima pagina assieme alla riunione dei ministri. Le foto del paese ammollo e il servizio speciale ci consolavano. Finalmente anche noi tursitani eravamo sui giornali. Povero nostro paese del sud contadino o quasi. L'entroterra in prima visione e il sottosviluppo a portata di mano e dei secchi da riempire. Dopo quell'alluvione si aspettava anche l'onorevole che avrebbe visitato le campagne con i rami spezzati degli alberi delle arance e le foglie per terra.
Il sindaco con gli stivali era andato anche lui assieme agli operai del comune a sgomberare la terra che era caduta nei pressi del municipio vecchio, ma ancora in funzione. I vigili del fuoco erano andati a far saltare l'ultima torre dell'ultimo castello che c'era in Rabatana che nessuno di noi ha mai visto tutto intero, ma che i nostri padri ci avevano raccontato le sere d'inverno al focolare.

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