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Evasioni

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Come ogni estate mi ritrovo allo scoglio per la consueta stagione balneare, steso sulla spiaggia, al sole, come una lucertola. A un certo momento sento sotto la spalla dei colpi regolari, come dei colpi di piccone. Mi sposto leggermente di lato e mi metto ad osservare, vedo una pietra che si muove e fantasticando mi sembra di vedere già una tartaruga marina che cerca di raggiungere il mare. La pietra continua a muoversi. No! Non è una tartaruga; è un oggetto mai visto, ha la forma di un cubo e su una faccia c'è una V, che sembra il grado di un caporale , che si accende e si spegne come negli orologi al quarzo. Sento una voce metallica provenire dal cubo " Indietro! Presto torniamo, ci sono le guardie", non vedo più il cubo, è scomparso.
Il fatto mi incuriosisce, mi giro intorno e non vedo nessuno; strano non ci avevo fatto caso. Mi rimetto ad osservare e dopo un po' rivedo il cubo; timidamente mi osserva, poi si decide ed esce allo scoperto, seguito da altri dieci cubi, ma nessuno, tranne il primo aveva il grado di caporale. Facciamo amicizia e il caporale mi racconta la loro storia, intanto i dieci rimanenti cubi sono in fila per due.
"Siamo scorie di materiale radioattivo, molti anni fa, siamo stati sottoposti a uno speciale trattamento, che ci ha privati della maggior parte della nostra energia, ci hanno come dissanguati. Il nostro sangue serviva per l'alimentazione di molte industrie, nessuno di noi ha visto una lira per il lavoro svolto, siamo stati sfruttati senza avere una ricompensa. Quando non eravamo più in grado di produrre, siamo stati raccolti e imprigionati in un cimitero di scorie radioattive, a pochi chilometri da qui, a Nova Siri. Molte volte abbiamo tentato di evadere, ma è stato sempre impossibile, c'erano moltissimi mostri a guardia della nostra prigione. Per i mostri era un problema occupazionale, il loro sindacato era ed è molto forte e nella loro piattaforma di rivendicazione, l'occupazione di molti mostri, da mettere a guardia della prigione, era un punto su cui non transigere. Dopo tutto i padroni hanno dovuto cedere perché il sindacato si era mostrato comprensivo quando fu deciso di sfruttarci, il sindacato stesso non ebbe vita facile nel convincere alcuni nostri, non pochi, che erano contrari al nostro sfruttamento. In alcuni paesi sono stati fatti addirittura dei referendum contro o pro il nostro sfruttamento. Sebbene abbiano vinto quelli che erano contro, hanno proceduto lo stesso ad utilizzare i nostri raggi gamma poiché sta per scoppiare una guerra tra galassie. Ritornando alle nostre evasioni, ci siamo convinti che era da suicidi tentare delle evasioni improvvisate, in quanto le guardie erano moltissime, dieci per ognuno di noi, ci disintegravano con le loro armi micidiali, alimentate dai nostri stessi raggi gamma. In assemblea abbiamo deciso di organizzarci, studiare la natura geologica della nostra prigione e vedere se nelle vicinanze ci fosse qualche falda d'acqua in modo da guadagnare la libertà attraverso questa. Le ricerche furono lunghe difficili,nel frattempo ci stavamo preparando, nel caso avvenisse qualche terremoto. Intanto gli anni passavano e le nostre ricerche cominciavano a dare risultati.
A circa cinquanta metri dalla nostra prigione si trovava un piccolo corso d'acqua sotterraneo, che aveva il suo naturale sbocco nel Sinni. Il più era fatto, si trattava solo di mettere in pratica la grande fuga. L'unico inconveniente consisteva nel creare un'azione diversiva per ingannare le guardie. I più anziani si sono offerti volontari, anche perché la loro linfa vitale stava esaurirsi, ma avrebbero dato la possibilità ai loro discendenti di conquistare la libertà. Arrivò il grande giorno. Tutta l'azione di evasione avvenne come era previsto nel copione. Raggiungemmo il Sinni e quindi il mare. Quella mattina, il mare aveva forza sette il nostro ammaraggio fu un disastro, non riuscimmo a rimanere uniti, fummo dispersi per la costa ionica. Solo ci siamo ritrovati. Appena ti abbiamo visto, ti abbiamo scambiato per una delle guardie che hanno sguinzagliato alla nostra ricerca."
Di tutta la storia raccontata dal caporale non mi era chiaro un fatto. In quale modo erano stati fatti prigionieri; espongo loro il mio interrogativo ed il caporale chiarisce. "La nostra tribù viveva felice nel suo ambiente naturale.

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