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Nicola Le Rose è partito con la moglie Silvia e la figlia Teresa, per andare ad insegnare nelle scuole argentine, nella città di Rosario. Li ci staranno circa sei mesi. Questa è una delle prime lettere che ci ha mandato dal Sudamerica, alla quale speriamo ne seguiranno delle altre.
Carissimo Toto,
a queste latitudini siamo in piena primavera e si va definitivamente verso l'estate. Fa un gran caldo e cerchiamo di mitigare la sete con pesche e angurie che sono, tra l'altro, buonissime.
L'alimentazione degli argentini è basata ovviamente sulla carne. Come forse saprai le vacche argentine sono l'orgoglio nazionale al pari di Maradona. Effettivamente la carne è squisita, probabilmente perchè da queste parti l'allevamento non ha bisogno di ricorrere alle crudeltà europee e quindi non ci sono prigioni di pochi metri quadrati per ospitare gli animali, che pascolano invece liberi nelle immense praterie della Pampa argentina. L'alimentazione è forse il terreno in cui l'influenza italiana è più evidente. E' facile trovare nelle "panaderias" (i nostri forni - pasticcerie) per esempio gli "ñoquis" (gnocchi), "los ravioles" (ravioli), "los sorrentinos" (una specie di agnolotti), "tallarines" come i nostri tagghiarin.
Una bistecca di carne si chiama per esempio "milanesa" oppure milanesa - napolitana (in questo caso alla carne si aggiunge un bello strato di formaggio per la gioia del fegato). Tutto il paese pullula letteralmente di pizzerie, peraltro di buona qualità; (anche se in Italia la pizza è decisamente migliore). C'è grande varietà di scelta anche se la mozzarella nonostante gli sforzi....non riescono proprio a farla, per non parlare dei dolci poi. Le pasticcerie sono praticamente tutte di estrazione italiana. Mi sono anche imbattuto in una squisita e fornitissima "panaderia lucana" che ha fama di essere tra le migliori di Rosario. E si.... i lucani sono arrivati fin qui!! La "Famiglia Lucana" è una delle tantissime associazioni che sono presenti in Argentina. Praticamente in ogni quartiere si possono trovare associazioni di Italiani, per lo più composte da vecchietti che ostinatamente conservano la memoria della loro terra lontana in cui, nella maggioranza dei casi, non sono mai riusciti a ritornare.
Adesso poi, dopo il tracollo finanziario e economico del paese avvenuto a dicembre 2001, superare l'Atlantico è praticamente impossibile. Il peso argentino infatti ha subito una svalutazione tremenda e da un giorno all'altro l'illusione di avere una moneta forte è svanita come una bolla di sapone. La povertà è diffusa e le soluzioni non sono a portata di mano. Per cui il paese vive aspettando un miracolo, mentre inventa mille e una maniera di sopravvivere. In Argentina definitivamente ho visto fare i lavori più strani, frutto della fantasia e della necessitá. E' tale la differenza economica con noi europei che spesso, guardandoci, ci vedono come degli animaletti strani, una specie di euro ambulante con mani e piedi. Per intenderci: lo stipendio medio di un professore della scuola non supera i 500 o al massimo 600 pesos (circa 150 euro al mese...). Puoi immaginare quanto guadagna un operaio. Senza contare la disoccupazione altissima. L'immagine di bambini piccoli ai bordi di strade immense che chiedono l'elemosina fa parte purtroppo della quotidianità.
Eppure sembra incredibile che un paese così grande e ricco di risorse non sia in grado di garantire una situazione decente ai suoi abitanti. Ma del resto questa è la drammatica realtà del Terzo Mondo, una specie di maledizione dicono alcuni. Altri dicono invece che dipende da secoli di sfruttamento; altri ancora danno la colpa alle istituzioni internazionali come Banca Mondiale o Fondo Monetario Internazionale. Io e la mia famigliuola nel frattempo siamo quasi pronti per intraprendere il grande viaggio verso la Patagonia. Prima tappa: Peninsula Valdès. Vai a cercarla sull'atlante; lì da maggio fino a fine dicembre si concentrano le balene per il ciclo riproduttivo. Se siamo fortunati ne riusciremo a vedere almeno una. Sicuramente invece vedremo leoni marini e pinguini la cui presenza invece è praticamente sicura. Salutami il paese di Tursi, che immagino si stia già preparando al Natale. Pensa che qui a Natale fa un caldo mostruoso, però l'iconografia tradizionale è rispettata per cui....fanno finta di essere in inverno col bue e l'asinello che riscaldano il buon Gesù infreddolito. Poi ci sono gli avanguardisti che invece mettono su il loro presepe adattandolo al luogo, per cui per esempio accanto al Redentore in fasce, trovi un condor che con le sue ali enormi che lo rinfresca un po'. Hasta siempre.
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