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Nicola Le Rose è partito con la moglie Silvia e la figlia Teresa, per andare ad insegnare nelle scuole argentine, nella città di Rosario. Li ci staranno circa sei mesi. Questa è una delle prime lettere che ci ha mandato dal Sudamerica, alla quale speriamo ne seguiranno delle altre.
Patagonia 14 dicembre 2004
Carissimo Toto,
dopo circa mezz'ora di navigazione il capitano della nave, ci comunica di aver avvistato un animale, anzi due: una femmina con figlio. Spegniamo i motori e aspettiamo con pazienza. Improvvisamente, un po' da lontano, una gobba nera si vede nel mare. Si avvicina. I calli bianchi della fronte sembrano licheni. Mostra la coda perfetta. Si immerge nuovamente. Avvistiamo balene almeno 5 volte. Sono curiose e socievoli, si avvicinano e ci scrutano. L'occhio ci fissa tranquillo. E' un'emozione che taglia il respiro, vengono le lacrime. Qui nella Peninsula Valdes le balene vengono ogni anno e si fermano per sei mesi. Partoriscono i piccoli e li allattano qua, dove l'acqua è calma. Si fermano fino alla fine di dicembre e poi migrano verso le acque più fredde dell'Antartide. La guida ci spiega che quest'anno sono nate 170 nuove balene da queste parti. La balena franca è stata a rischio estinzione per la miopia umana. Ma adesso sembra che stiano crescendo l'attenzione e il rispetto per questo grande cugino mammifero. Questa riserva naturalistica insuperabile, ospita anche leoni marini in quantità, delfini, pinguini e i simpaticissi elefanti marini, che dormono placidi sulla spiaggia. Elefanti e leoni marini sembrani ignari del fatto che non appena la marea salirà qualcuno di loro diventerà cibo per le orche. In tutta la Peninsula vivono circa 500/600 persone. L'uomo è in minoranza anche perché le condizioni climatiche non sono facili. Il vento fortissimo soffia costantemente e non c'é un albero neanche a pagarlo. La vegetazione bassa fornisce alimento ai guanacos, parenti dei cammelli, e alle migliaia di pecore, falchi, fenicotteri, gabbiani, cormorani e chissà quante altre specie di uccelli che popolano la penisola.
Noi proseguiamo il nostro viaggio verso l'Antartide. Ci fermiamo a visitare il Bosque Petrificado: sono alberi di 150 milioni di anni fa, più vecchi delle Ande, coevi ai dinosauri quando da queste parti il clima era tropicale. L'eruzione violentissima di vulcani ormai spenti ha sepolto tutto di cenere. E' avvenuto il miracolo: gli alberi si sono trasformati in pietra, in base a un processo di mineralizzazione molto complesso e raro, conservando la loro forma originaria. Un po' come è successo ai corpi di Pompei coperti di cenere che hanno conservato la loro forma umana perdendo però il loro soffio vitale. Il Bosque Petrificado si trova nello stesso luogo dove sorgeva milioni di anni fa la "meseta patagonica" che adesso ospita aquile, puma, gatti selvatici, volpi e maras, una specie di grossa lepre. La sensazione di essere costantemente spiati da occhi felini ti assale...ma i puma per (s)fortuna non si vedono. Questi posti sono il trionfo del mondo selvatico.
Proseguiamo verso sud e dopo aver percorso oltre 4000 km di steppa arida battuta dai venti, inospitale e sinistra, con gli avvoltoi intenti a rosicchiare le carogne degli animali morti lungo la strada, arriviamo finalmente al confine del continente.
Superare lo Stretto di Magellano è qualcosa di simbolico e in un certo senso indescrivibile. Pensa che
quando Magellano arrivò da queste parti, nel 1520 e cominciò la risalita dello Stretto, in cerca di uno
sbocco dall'altro lato, non sbarcò sulla Tierra del Fuego. il suo cronista, Antonio Pigafetta, narra che
l'equipaggio non sbarcò, perché non sapevano se in quella terra da cui si alzavano fuochi perenni (da
qui il nome) fosse abitata da uomini o da demoni. Dopo aver superato l'Atlantico e costeggiato
tutto il continente sudamericano, il grande Magellano non osò attraccare nella Tierra del Fuego e si
fermò a poche centinaia di metri dall'ignoto. Noi invece lo Stretto lo superiamo in una ventina di minuti con una barca moderna e proseguiamo. Di lontano compaiono le Ande. Ci inoltriamo su per la foresta di faggi australi che diventa sempre più fitta e imponente, man mano che ci avviciniamo al passo Garibaldi, che ci permette di passare dall'altro lato delle Ande e cominciare la discesa verso Ushuaia.
Ushuaia è la città più a sud del mondo. Situata sul canale di Beagle e circondata dalle vette costantemente innevate dell'ultimo lembo della Cordigliera Andina. Ushuaia è un altro mondo e la gente di qui lo sa, lo sente. Di là dal canale di Beagle, superata l'isola di Navarino c'è l'arcipelago del Capo Horn, e poi l'Antartide.
Patagonico.
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