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L'attesa del Natale per la povera gente era un periodo di bontà e di disponibilità rinnovata. Aspettando il Natale, i contadini sentivano il dovere di mostrarsi più ospitali del solito nei confronti di tutti. Così facendo, l'antica gente viveva in povertà per tutto l'anno, consumando poco frutto del suo lavoro e conservandone il meglio per le grandi occasioni e per i doveri di ospitalità. Gli ospiti capitavano di rado, poiché il passaggio accanto alle varie proprietà era allegato al pascolo degli animali, al lavoro nei campi o al trasporto dei vari prodotti per il paese. Agli ospiti che capitavano in casa nel periodo Natalizio era d'obbligo offrire i tradizionali dolci che preannunciavano il clima di festa del Natale. Pochi giorni prima di Natale, la madre di famiglia aiutava figlie o nuore alla preparazione dei dolci Natalizi tradizionali.
Dei dolci tradizionali i più famosi erano i crispelli; bastava preparare un impasto lievitato abbastanza molle, ungersi le mani, fare sottili circonferenze appiccicose e friggerle in abbondante olio bollente. Ceste piene delle grandi frittelle circolari davano alle case un'aria opulenza per tutta la durata del Natale, Capodanno e, spesso anche della befana. Altri dolci tradizionali erano: i cavuzinginl si ottenevano impastando la farina con uova e strutto; facendo dei calzoncelli ripieni di pasta di ceci mescolata con miele e cannella, friggendoli nello stesso olio dei crispelle. I rosetti si ottenevano da strisce di pasta sfoglia; col bordo a zigzag, arrotolate a forma di grande rosa, fritte come tanti cestini dorati e cosparse di zucchero. A "ngiclreati" si otteneva; facendo dei maccheroncini di pasta frolla; tagliandoli a cubetti, friggendoli passandoli in padella nel miele fuso. I cannuettl si facevano con lo stesso impasto delle rosette e somigliavano a grandi cavatelli fritti, cosparsi di zucchero.
Anticamente la sera della Vigilia, il capofamiglia metteva nel camino un grande ceppo e rendeva l'ambiente caldo e luminoso, mentre le donne della famiglia preparavano il baccalà infarinato e fritto e lo disponevano sulla tavola apparecchiata con altre nove cose, che tutti dovevano assaggiare. Tra queste, castagne infornate, noci, mandorle, arance, mandarini, pane, vino, baccalà e "crispi". Tutti si sentivano ricchi e appagati ancora prima di sedersi a tavola. Il giorno di Natale era dedicato all'augurio di buon Natale da portare, di porta in porta, soprattutto agli anziani. Tutti si svegliavano con la sensazione di trovarsi in un giorno speciale e contribuivano a creare il magico clima di festa che affascinava i bambini, rendeva buoni gli adulti e faceva sentire a disagio i burberi e i cattivi. Gli abiti rammendati e le scarpe rattoppate non avevano importanza.
Era festa nei cuori ed era lì che i bambini imparavano cercare gioia. Dormivano con l'ansia del risveglio e al mattino non vedevano l'ora di poter correre dai nonni e dai vari zii anziani a baciare la mano e ad augurargli Buon Natale.
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