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Questo racconto ha vinto il primo premio del concorso indetto dal comune di Tursi dal titolo: "La Rabatana oggi"
È una bellissima giornata di primavera e il sole splende invitandomi a fare una passeggiata. Così decido di andare in Rabatana da sola per godermi la quiete di quel luogo. La Rabatana è l'antico quartiere del mio paese che è rimasto vivo nei cuori della gente anche grazie alle poesie di Albino Pierro, un grande poeta che l'ha cantata nelle sue liriche perché lì era nato e cresciuto. Arrivo in Rabatana e passeggio per quelle strade vecchie che sembrano voler raccontare la storia infinita che hanno alle spalle. Ogni tanto mi vengono in mente alcuni versi del poeta e sento la voce di qualche persona che ancora vi abita, finché l'atmosfera di quei vicoli mi prende completamente e mi porta indietro nel tempo, quando la Rabatana era ancora densamente abitata. Immagino di essere in una casetta piccola e umile. C'è un pentolone sul fuoco e mi trovo immersa negli odori della cucina, poi vedo una piccola apertura, entro e vedo un lettone alto con il materasso imbottito di paglia. Esco nuovamente dalla stanza e noto una cosa che prima non avevo visto: la tavola è apparecchiata con un grosso piatto e delle strane forchette fatte di canna. Tutt'intorno, sulle pareti ingiallite dal tempo, con crepe e buchi, sono appesi i "puppaccie crusc" (peperoni secchi) e il salame ad asciugare e nell'aria si sente un forte odore di peperoncino. Tutti quegli odori mi mettono fame e io gusto tutto con gli occhi.
A distrarmi dai miei pensieri sono le voci dei bambini che provengono da fuori: passano giornate intere a giocare e a cantare. La mia attenzione è attirata dalle bambine che hanno delle bamboline fatte con i fazzoletti o con gli asciugamani e le cullano dolcemente.
Fuori tutto è antico e misterioso, tutte le case sono umili, ma piene di storia. I vicoli sono stretti e caratteristici e ancora vi si può udire il rumore degli zoccoli di un asino che traina un carro, poi mi giro e vedo che l'asino c'è e traina un grande carro pieno di ortaggi e frutta. Poi sento i passi pesanti di qualcuno che segue il carro: un uomo che torna dalla campagna, sfinito, con un gran cappello di paglia sulla testa, una zappa in mano, delle bretelle che gli reggono i grandi pantaloni, pieni di rattoppi, lunghi e larghi e gli scarponi, scollati e rotti, sporchi di terra. L'asino mi passa davanti e man mano il rumore dei suoi zoccoli e i passi pesanti dell'uomo svaniscono del tutto. In lontananza sento ancora un vocio che, man mano, si fa più vicino: sono delle donne che tornano dal fiume con una cesta piena di panni sulla testa. Mi colpisce subito il loro modo di vestire, con gonne lunghe e semplici con qualche cucitura qua e là, i grembiuli bianchi con merletti fatti a uncinetto. Le loro camicie sono strette da corpetti e tutte hanno i capelli legati dietro la nuca.
Continuo a camminare e dal fondo di una stradina sento provenire un rumore metallico: un fabbro batte su un incudine un ferro di cavallo, tutto assorto nel suo lavoro sembra non tenere minimamente conto di tutta la gente che passa di là e lo guarda incuriosita. Di fronte c'è la bottega di un calzolaio con la porta aperta; mi permetto di sbirciare dentro e vedo che l'uomo è circondato dai suoi attrezzi, per me insoliti, e da decine di paia di scarponi da lavoro. Più in là si sentono dei forti rumori; un uomo, con una camicia a quadri, spacca la legna con l'accetta e sembra tenere molto alla sua camicia, forse perché è il suo unico indumento e cerca di farlo durare il più a lungo possibile. Nella bottega a fianco un falegname lavora il legno e lo leviga con cura. Le risate dei bambini si sentono ancora e si possono udire in tutto il borgo, accompagnate dal rintocco delle campane della chiesa. Continuo a camminare e mi ritrovo davanti a uno spettacolo incredibile: sono nel punto esterno della Rabatana e assisto ad un tramonto bellissimo, incantato.
Da lì vedo tanti alberi e terreni ricoperti di fiori e mi giunge il profumo intenso degli aranci fioriti. Il mio sguardo cerca l'orizzonte fra colline che si susseguono e che sembrano non avere fine. All'improvviso sento il rintocco di un orologio. Il sole sparisce lentamente dietro le colline e il cielo si trasforma da rosso, colorato dal sole arancione, nel blu tenue del tramonto. La sera cala lentamente, io sono immobile ed ho ancora nelle orecchie il suono dell'orologio che mi riporta alla realtà. Dopo un po' apro gli occhi e il sole mi batte in faccia, tutto è tornato come prima. La gente e le voci sono sparite. A me sembra passato molto tempo, ma tutto ciò è successo, forse in un'ora.
Torno a casa con il pensiero che la Rabatana abbia voluto parlarmi di una parte della sua storia misteriosa condividendola con me. La Rabatana è un tesoro da molti non onsiderato e forse ha voluto farmi capire che non vuole essere trascurata. Questo borgo antico è ancora vivo e l' ho capito perché è stato capace di darmi delle emozioni e di portarmi indietro nel tempo. Finché ci sarà una sola persona che ci crederà, la Rabatana rimarrà viva e perciò dico: "CREDETECI!!!", perché così potrà ritornare dal passato a regalare a tutti le stesse emozioni che ha dato a me. Comunque, dovunque sarò, con la mia fantasia e il mio cuore volerò nei cieli di Tursi e tornerò indietro nel tempo, usando la Rabatana come rifugio dal mondo che corre e mi spaventa per come cresce, e magari raggiungere altri posti o paesi fantastici dimenticati dal tempo...
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